Speciale Settimana Santa:
LE ULTIME 7 PAROLE DI CRISTO SULLA CROCE

I canti riportati in questa pagina vengono eseguiti il venerdì santo nella chiesa Madre, durante la predicazione delle Sette Ultime Parole di Gesù sulla croce.

Come per i canti della Via Crucis anche per questi canti si ignorano gli autori sia delle strofe che della musica (*). Le strofe vengono attribuite a Pietro Metastasio (Roma 1698-Vienna 1782) ma, su nostra esplicita richiesta, il presidente del comitato “Celebrazioni Pietro Metastasio-MOS edizioni” (sito web www.pietrometastasio.com) ne ha smentito l’attendibilità.

(*): recenti ricerche su questi canti hanno rilevato che si richiamano in maniera evidente a versi del Miserere di Pietro Metastasio, ma uno studio apparso a marzo 2016, dal titolo “La devozione delle tre ore d’agonia di N.S.G.C. a Radicofani”, “Il Covile” 18/03/2016, li attribuisce al gesuita spagnolo don Francesco Saverio Ceballos che li avrebbe composti intorno al 1767.

Di seguito viene riportato, in ordine, il testo del canto così come viene eseguito a Belvedere, il testo tratto dal libretto “Le Sette Parole di N.S.G.C.”, Roma 1828, la registrazione del canto effettuata nel 1983.

Introduzione

 

Giā trafitto in duro legno

dall’indegno popol rio;

la grand’alma un uomo Dio

< va sul Golgota a spirar. > (2 volte)

 

 

Voi che a Lui fedeli siete,

non perdete, o Dio, i momenti;

di Gesù, di Gesù, gli ultimi accenti,

< deh! venite ad ascoltar. > (2 volte)

Ia

Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno

(Pater, dimitte illis, quia nesciunt quid faciunt)

 

Di mille colpe reo

lo so Signore io sono:

< non merito perdono né più il potrei sperar. > (2 volte)


Ma senti quella voce

che per me prega e poi,

lascia, Signor, se puoi,

lascia di perdonar.

Ma senti quella voce

che per me prega e poi,

lascia, Signor, se puoi,

lascia di perdonar.

Lascia, Signor, se puoi,

lascia di perdonar,

di perdonar, di perdonar.

IIa

Oggi sarai con me in Paradiso

(Hodie mecum eris in Paradiso)

 

 

Quando morte coll’orrido artiglio

< la mia vita a predare ne venga, > (2 volte)

deh! Signor Ti sovvenga di me.

 

Tu mi assisti nel fiero periglio,

Tu mi assisti nel fiero periglio,

e deposta la squallida salma,

venga l’alma a regnare con Te,

venga l’alma a regnare con Te.

IIIa

Donna ecco tuo figlio

(Mulier, ecce filius tuus)

 

 

Volgi, deh! Volgi, a me il Tuo ciglio,

Madre pietosa! Poiché amorosa.

Ma qual Tuo Figlio devi guardare.

Di tanto onore degno mi rendi,

 

del santo amore, Tu il cor m’accendi.

Ne un solo istante, freddo incostante;

ah! mai non sia Gesù e Maria

lasc’io d’amar,

lasc’io d’amar.

IVa

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato ?

(Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me?)

 

 

Dunque dal Padre ancora,

dal Padre ancora, abbandonato sei.

Dunque dal Padre ancora,

dal Padre ancora, abbandonato sei.

Ridotto t’ha l’amore

a questo buon Gesù.

Ridotto t’ha l’amore

a questo buon Gesù.

 

 

Ed io coi falli miei,

per misero gioire,

potrotti abbandonare, potrotti abbandonare,

potrotti abbandonare.

Piuttosto, o Dio, morire, piuttosto, o Dio, morire.

No, non più peccar, non più peccar,

peccar non più, peccar non più,

non più, non più, non più,

peccar,

non più, non più, non più,

peccar, peccar non più!

Va

Ho sete

(Sitio)

 

 

Qual giglio candido allorché il cielo

nemico negagli il fresco umor;

il capo languido sul verde stelo

nel raggio fervido posa talor.

 

 

Fra mille spasimi tal pur esangue

di sete lagnasi il mio Signor.

Ov’è, ov’è quel barbaro che mentr’Ei langue

il refrigerio di poche lacrime

gli neghi ancor,

gli neghi ancor.

VIa

Tutto è compiuto

(Consummatum est)

 

 

L’alta impresa è già, è già compita,

l’alta impresa è già, è già compita.

E Gesù e Gesù con braccio forte

negli abissi, negli abissi la ria morte

vincitor, vincitor precipitò.

 

 

Chi alle colpe

ormai ritorna, ormai ritorna,

della morte, della morte brama il regno

e di quella vita è indegno,

che Gesù ci ridonò, che Gesù ci ridonò.

VIIa

Padre nelle Tue mani consegno il mio spirito

(In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum)

 

 

Jesus autem, Jesus autem,

emissa voce magna, emissa voce magna,

expiravit.

 

E Gesù morì, e Gesù morì.

Ricopresi di nero ammanto il cielo,

i duri sassi spezzansi,

si squarcia il sacro velo.

E l’universo attonito

compiange il suo Signor.

Gesù morì! Gesù morì!

 

 

Insensibile, insensibile,

in mezzo a tanto duolo, in mezzo a tanto duolo,

più dei macigni stupido, più dei macigni stupido,

resterà l’uomo solo,

< che coi suoi falli origine > (2 volte)

fu del comun dolor.

Gesù, Gesù, Gesù, Gesù,

morì.